MONTAGNE RUSSE

Sabato 16 dicembre 2017 – ore 21.00

di Eric Assous
con Rossella Rapisarda, Antonio Rosti
regia Fabrizio Visconti
scene Marco Muzzolon
costumi Mirella Salvischiani
disegno luci Fabrizio Visconti
musiche originali Marco Pagani
un progetto La Gare
produzione Eccentrici Dadarò
coproduzione Arterie C.I.R.T.
con il sostegno di Regione Lombardia ‒ Progetto NEXT

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Un uomo e una donna. Un bar a fine giornata e poi un appartamento. Un copione apparentemente già scritto, eppure, minuto dopo minuto, via via più inaspettato e imprevedibile. Una sfida, un gioco delle parti; ma di quale gioco si sta parlando? E quali carte sono davvero scoperte?
Un intreccio di strategie raffinate e crudeli e, allo stesso tempo, un grande vuoto da colmare. Un faccia a faccia da vivere molto da vicino, come spettatori che guardano nella finestra di un dirimpettaio di casa, quasi seduti sul divano di quell' appartamento che non è il proprio, eppure, in qualche modo, potrebbe anche esserlo.

Sceneggiatore, regista e drammaturgo pluripremiato (si ricorda il Premio Molière, nel 2010 e 2015, e il Gran Premio per il Teatro dell’Académie Française, nel 2014), Assous è un vero e proprio caso in Francia mentre, in Italia, è ancora relativamente poco rappresentato.

La Gare, progetto di ricerca artistica multidisciplinare nato in seno alla Compagnia Eccentrici Dadarò, raccoglie questa sfida e porta in scena uno dei testi più rappresentativi del grande autore francese, proponendosi di contribuire alla scoperta di un talento letterario tra i più importanti oggi viventi.

In particolare in “Montagne Russe” (il cui debutto è stato segnato dall’ interpretazione di Alain Delòn e Astrid Veillon nel 2004), Assous riesce a veicolare, attraverso una commedia all’ apparenza godibilissima per ritmo e capacità inventiva, una tagliente riflessione sul tema dei rapporti familiari e sul valore della responsabilità nei confronti degli altri. La costruzione drammaturgica vive su una tensione dialogica fortissima e a tratti esilarante nello svelare le piccole maschere che ognuno di noi si costruisce per ottenere una compensazione alla propria solitudine, o anche solo alla percezione del tempo che passa, da sempre oggetto di conflitto per l’essere umano e sempre di più in una società votata all’ efficienza e alla competitività. La dinamica implacabile che impronta il rapporto tra i due personaggi per tutto l’arco del testo viene ribaltata nel finale, in cui si svela il segreto che lega i due protagonisti, ovvero un legame interrotto padre/figlia che l’azione della protagonista è venuta a ricomporre. Proprio questo doppio livello, brillante in superficie e drammatico nel sottotesto, ci fornisce una chiave di gioco eccezionale per alternare registri diversi di messinscena, seminando lungo il percorso indizi mai svelati della grande svolta che attende lo spettatore nel finale dell’opera. Il gioco scenico prevede una sorta di movimento cinematografico dello sguardo, che passerà dalla dinamica apparente del rapporto tra i personaggi, allo sviluppo di un percorso interno degli stessi, attraverso un semplicissimo diaframma visivo e interpretativo. La scena si propone come un set domestico, in cui i protagonisti recitano il loro ruolo di facciata, sospendendo, tuttavia, questa messinscena nei momenti in cui lo sguardo si sposta all’ interno degli stessi, o si allarga a una dimensione più ampia, come ad inserire la loro vicenda particolare nel più ampio fluire della vita dell’umanità contemporanea. Il suono e le luci del mondo esterno sono quindi presenti per tutto il tempo dello spettacolo, in lontananza più o meno marcata, a violare questo “interno casa”, così da inserire questa vicenda particolare in un contesto reale più ampio, ancora una volta a suggerire l’assoluta “normalità” di questa vicenda dei giorni nostri. Lo stile recitativo, più cinematografico che teatrale, meno portato e più attraversato, consente, da un lato, di godere delle sfumature ritmiche del dialogo, dall’ altro di entrare nel dettaglio dell’emotività dei personaggi, avvicinandoli allo spettatore, pur senza pretendere un naturalismo fittizio che proprio il gioco scenico svelato permette di allontanare, conservando la qualità esemplare della vicenda.

Lui, lei, l’altra.  Sembrerebbe il solito triangolo fedifrago,  raccontato un milione di volte dalla letteratura e dal cinema e complicato qui da una ridda di identità sfoderate in un’ora e un quarto di dialoghi serrati dalla protagonista femminile: single impenitente, donna in cerca di protezione maschile, prostituta, ricercatrice universitaria, investigatrice privata al soldo della moglie tradita …  Il lui della vicenda è invece ancora un prevedibile “marito ancora in servizio”, che considera un indiscreta “irruzione nel proprio stato civile” le domande incalzanti della giovane donna, compagna occasionale di una sera e portatrice di un segreto davvero difficile da confessare. Perche montagne russe, dal drammaturgo francese premio Molière Eric Assous, narra il primo incontro tra due stranger  in the night… Plurirappresentata in patria (celebre l’interpretazione teatrale della coppia Alain Delon-Astrid Veillon) , una commedia degli equivoci che svela poco alla volta una materia molto più incandescente. In scena i due attori Rossella Rapisarda e Antonio Rosti, sono bravissimi nel gestire tutte le fasi e dinamiche di una “relazione” che si modifica in tempo reale, scompaginando ruoli e aspettative fino all’agnizione finale, che azzera tutto impone scelte istantanee, forse un po’ precipitose. A condurre il gioco, sempre più vertiginoso, come evocano le “montagne russe” del titolo, è platealmente il personaggio femminile, che si atteggia a maliarda salvo poi rivelare una natura più fragile e indifesa. Lo scambio è sempre molto brillante, pieno di ironia, a tratti esilarante, ma con un sottotetto drammatico che conferisce interesse e spessore alla vicenda “montata” con taglio cinematografico, moderno e coinvolgente.
Paolo crespi, Hystrio

Montagne russe alla Cavalerizza di Milano di Claudio Facchinelli

"intrigante testo di Éric Assous, commediografo famoso in Francia ma sconosciuto in Italia, proposto dagli Eccentrici Dadarò. All’inizio, Montagne russe può fa pensare a uno degli episodi del Girotondo di Schnitzler; poi alle più ficcanti schermaglie amorose delle Relazioni pericolose di Laclos. Ma un poco alla volta vi si riconosce, nella leggerezza e nella maliziosa intelligenza dei dialoghi, quell’esprit de finesse, tipicamente francese, che permea, ad esempio, i più fascinosi film di Rohmer. L’autore, Éric Assous, nato a Tunisi circa sessant’anni fa, vive a Parigi: sceneggiatore, drammaturgo e regista, è famoso in Francia; non in Italia. Particolarmente apprezzabile, quindi, l’operazione di recupero di un testo ad un tempo brillante e tenero, effettuata dagli Eccentrici Dadarò. All’inizio lo spettacolo mostra una coppia in una situazione abbastanza classica: un piccolo, frustrato dirigente d’azienda, in assenza della moglie, rimorchia una sera, al bar, una donna piacente, ben più giovane di lui, e la porta a casa, nella speranza di consumare un’avventura erotica. Ma a questo punto la vicenda inanella una serie di colpi di scena, ognuno dei quali rovescia la situazione che era sembrata delineandosi; fino all’ultima rivelazione che però, a differenza delle precedenti, si insinua lentamente, con delicatezza, e si risolve in un finale inaspettatamente tenero. In questo continuo accavallarsi e sciogliersi di situazioni, le montagne russe del titolo non sono solo la citazione di una battuta finale, riferita a un vero parco di divertimenti, ma alludono all’andamento altalenante della vicenda. Rossella Rapisarda (attrice polimorfa, figura storica degli Eccentrici Dadarò) e Antonio Rosti (anch’egli attore di lungo corso) restituiscono con magistrale efficacia la complessità dei caratteri dei due protagonisti, rivelando a poco a poco, dietro gli apparenti stereotipi, la profondità, in ambedue, di un vissuto che emerge solo nel finale. Non secondario l’apporto dell’essenziale scenografia di Marco Muzzolon, e il contrappunto del disegno luci, discreto quanto raffinato, del regista stesso, Fabrizio Visconti. Ogni tanto fa bene al cuore assistere a uno spettacolo che non pretende di ascriversi alla categoria della ricerca né dell’avanguardia, che è semplicemente un bell’esempio di teatro d’attore e di regia, su un testo intelligente e coinvolgente. Scusate se poco."

“Montagne russe” alla Cavallerizza di Elisa Ghidini - 15 maggio 2017

“Montagne russe” non è solo uno spettacolo teatrale: è prima di tutto un gigantesco equivoco, sapientemente costruito, così ben intrecciato che sembra davvero di essere su un seggiolino spinto alla massima velocità. Poggi i piedi su una certezza e subito ti viene portata via, in un continuo turbinio di bugie e sfide e parti che cambiano. La storia è vertiginosa, punta dritta a un finale inaspettato che svela il lato in ombra dei rapporti familiari e delle relazioni umane, costellate di incomprensioni che ci fanno sfuggire la verità dell’altro. Tra una risata e l’altra, un finale semplice che commuove.

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Orari biglietteria:
Lunedì, Mercoledì, Venerdì
dalle 17 alle 19
Sabato 2, 9, 16 Settembre
10-12 / 17-19

tel. 0292278742
biglietteria@teatrotrivulzio.it

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