MISERIA E NOBILTA'

Venerdì 24 novembre 2017 – ore 21.00

regia Michele Sinisi
dal testo di Eduardo Scarpetta
scritto da Michele Sinisi con Francesco M. Asselta
con Diletta Acquaviva, Stefano Braschi, Gianni D'addario, Gianluca delle Fontane,
Giulia Eugeni, Francesca Gabucci, Ciro Masella, Stefania Medri Giuditta Mingucci,
Donato Paternoster, Michele Sinisi
produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale

SPETTACOLO FINALISTA PREMIO HYSTRIO TWISTER 2016
PREMIO ANCT 2016

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Miseria e Nobiltà -testo farsesco scritto da Eduardo Scarpetta sul finire dell’800- nel tempo e nel suo stratificato percorso storico, con le facce e le maschere dei grandi interpreti del passato, è diventato molto di più fino ad approdare al territorio della memoria istintiva e ancestrale, senza perdere il senso originario e mantenendo intatta la sua radice teatrale. La storia del povero squattrinato Felice Sciosciammocca, costretto a vivere di espedienti per rimediare a fatica un tozzo di pane, dà vita a una fitta tessitura di trovate dialogiche e di situazioni che rappresentano la summa dell’arte attoriale italiana e di quanto di meglio la storia del teatro abbia prodotto nel tenere il pubblico inchiodato alla sedia. Questo testo rappresenta la festa del teatro, quanto di più “Felice” un pubblico possa incontrare. Dalle platee Miseria & Nobiltà è poi migrato nel cinema e nella tv, creando veri e proprie immagini vivide nelle memoria collettiva. Complice la drammaturgia di Francesco Maria Asselta e le scene materiche di Federico Biancalani, la regia di Sinisi, svincolandosi dalla cifra partenopea dell’originale di Scarpetta, gioca con i dialetti e restituisce così la complessità di una commedia tutta italiana in cui dialoghi e scene sono un vero e proprio collante sociale, quasi una canzone pop il cui ritornello potrebbe essere ripetuto all’unisono da tutta la platea. Una straordinaria squadra di attori si impossessa della scena, aderendo e tradendo l’originale del 1888. Un’occasione per interrogarsi sulla vita di oggi, un’occasione per interrogarsi sul teatro di oggi. Miseria & Nobiltà del mestiere del vivere recitando.

Non vorremo usare l’abusata parola “capolavoro”, che poco senso ha in quest’epoca di eventi e appuntamenti imprescindibili, ma questo “Miseria e Nobiltà” (già nella mia personale graduatoria per i prossimi Premi Ubu), la prima produzione defilippesca (già perché il regista pugliese si rifà molto più alla pellicola, del ’54 con Totò e la Loren, che al testo di Scarpetta, 1888) dopo la scomparsa di Luca, ha in sé doti nascoste, carte che sparpaglia sul campo che centellina con strappi ad elastico, correndo sul filo della tradizione e del contemporaneo, surfando leggero, sensuale, accattivante in una slavina di situazioni che restituiscono risposte alle annose domande del perché si fa teatro, da una parte, e del perché si vede teatro, dall’altra. 
Tommaso Chimenti, Il Fatto Quotidiano

LA MISERIA SENZA LA FARSA DI TOTÒ
"Miseria & nobiltà" Milano, Sala Fontana fino a oggi Interessante operazione quella di Michele Sinisi con Miseria & Nobiltà (produzione di Elsinor), molto applaudita dal pubblico. La trama è quella di Edoardo Scarpetta e, soprattutto, la sceneggiatura dell'indimenticato film di Mario Mattioli del ‘54 con Totò: Felice Sciosciammocca e l'amico Pasquale, poveri in canna, con una fame atavica, trovano la grande occasione quando il marchesino Eugenio chiede loro di travestirsi da nobili parenti per dare l'assenso al suo matrimonio con la figlia di un cuoco "parvenu". Qui però diventa "la storia" di Sinisi (e di Francesco M. Asselta con cui ha scritto il testo). Attore e regista pugliese, Premio Scenario nel 2003, sodalizio con Michele Santeramo, autore di un ardito Riccardo III da Shakespeare, Sinisi guarda con gelida distanza ai personaggi scarpettiani. Nel palcoscenico vuoto un tavolo, un secchio e poco altro - non c'è traccia di Napoli: si parla barese stretto (inizialmente duro da comprendere), emiliano, milanese, marchigiano, umbro e i personaggi sono uomini e donne come noi (nel finale non a caso le luci saranno girate sulla platea), sguaiati e volgari nel modo di vestire (leggings e minigonne), di parlare, di rivolgersi all'altro, affamati ma non certo dei leggendari spaghetti, miseri ma soprattutto di umanità. Non c'è più farsa (l'omaggio al "genere", cioè la scena di Totò che scrive la lettera non arriva mai a termine) ma lo sguardo su una "condizione umana" di programmatica falsità, uomini e donne incapaci di relazioni normali e tutti dentro il gioco dell'artificialità, tanto che gli attori - bravi: Diletta Acquaviva, Stefano Braschi, Gianni D'Addario, Gianluca delle Fontane, Giulia Eugeni, Francesca Gabucci, Ciro Masella, Stefania Medri, Giuditta Mingucci, Donato Paternoster, lo stesso Sinisi nel ruolo di Peppiniello - stanno sempre in scena anche quando non sono coinvolti nella scena, compreso il regista, e la recitazione è sopra le righe ed è inutile trovare una verità psicologica. Il risultato è limpido. Ma stranamente meno dirompente dell'originale.
Anna Bandettini, Repubblica

in collaborazione con C.L.A.P.Spettacolodalvivo

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Orari biglietteria:
Lunedì, Mercoledì, Venerdì
dalle 17 alle 19

tel. 0292278742
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